La Sozzani, Instagram e alcune riflessioni sulla moda

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E’ di oggi l’articolo di Franca Sozzani per il Blog del Direttore in cui si innesta l’ennesimo dibattito sui social media e sul loro impatto sulla società, naturalmente per il settore moda. questa volta si parla non di fashion blogger, almeno non direttamente, ma di Instagram.

Io personalmente adoro Instagram, soddisfa la mia voglia di aria vintage e di belle foto. Seguo il mio settore, le aziende, gli amici e anche chi tratta di food e di gatti. Anzi, forse questi ultimi li seguo più di tutti gli altri.
Però anch’io come la Direttora di Vogue Italia non ho potuto fare ameno di notare una degenarazione nell’utilizzo di questo utile e stimolante strumento.
Li avrete visti anche voi: i fashionisti “senza anima”, come li chiamo io. Quelli che scattano e via. Quelli che non raccontano una storia, non comunicano un brand, non fanno apparentemente nulla: scattano solo foto di outfit, anche vagamente brutti. Perchè messi insieme a quanto pare a casaccio, più probabilmente con l’intento di stupire e ricevere like.
Vero anche quanto afferma la Sozzani: più c’è il vuoto, più hanno seguito.

E qui potremmo lanciarci in una riflessione sulla società odierna, ma credo che questa non sia la sede.

Io vorrei riflettere su un altro argomento: che cosa ricava il sistema moda da tutto questo? Le aziende, i media.
Io credo nulla.
Credo che anzi possa andare in perdita.

A livello qualitativo questi personaggi sono privi di valore, a livello di ricerca idem se non addirittura peggio: a volte la ricerca è “mettiamo insieme roba gialla a caso”. Questo non è ricercare, è creare un pretesto ad arte con l’unico fine di apparire.
E se è per questo, non solo non è ricerca: non è nemmeno MODA.

So che molti considerano il mondo della moda come qualcosa di superficiale. Peccato che si tratti di una superficialità che  realizza degli utili… ma forse la colpa è anche dei  soggetti in questione! Facile passare per un blogger o un addetto ai lavori di fronte a chi non sa nulla dell’argomento. Facile anche che si crei un pregiudizio negativo su chi invece lavora in modo serio e concreto.

Ma alla fine, la moda se non trae beneficio, riceve davvero un danno da costoro? No. Li ignora  e va avanti. Alla fine la verità è che appaiono, ma non fanno davvero parte del gioco.

Cercavo un’immagine stupida per il post, e l’ho trovata, proprio sul mio account Instagram. In quel momento mi stavo riposando, cosa rara. Ah, le scarpe sono di ViaUno, i jeans di H&M, ma collezione vecchia.

Per leggere l’articolo sul blog del direttore cliccate qui.

ENG

Today we can read the article by Franca Sozzani for the Blog del Direttore dealing with the debate on social media and their impact on society, related to the fashion industry.
This time we are talking about Instagram.

I personally love Instagram, it satisfies my aim for vintage atmosphere and beautiful pics. I follow fashion bloggers,
fashion brands, my friends and even those who only “talk” about food and cats. Indeed,  I follow the last ones more thanall the others.
But, like the Direttora, I could not help but notice an unpleasant process in using this useful and stimulating tool .
you may have seen them: the fashionistas ” without a soul”, as I call them . Those who shoot and go on. Those who do not even

tell any story, do not communicate a brand , they do apparently nothing apart from taking photos of outfits that in some cases are definitely ugly.

It seems to me that most of them put some clothes together in a casual way, mostly with the intent to impress and get some likes.
It is also true that, as Mrs Sozzani notices, the more there is an absence of significance, the more followers they seem to get.

And here we could get into a reflection on today’s society, but I think this is not the right place for that.

I would like to reflect on another topic: what does the fashion industry get from all this? I mean, the professionals, the companies and the media.
I think we do not get anything useful from that.
I think we go even get a damage.

At a qualitative level these instagramers are quite bad, and in terms of research maybe even worse.
Sometimes their so called “research” is “let’s put together some yellow stuff very randomly”. This is not a form of research , this is creating an occasion to be seen!
And this not only is not a form of research: this is not even FASHION.

I know that many people consider the world of fashion as something superficial. Too bad that it is a superficiality that makes good profits… but perhaps the fault must be found in the “work” of those instagramers! It seems to be very easy to look like a blogger or an insider in front of  those who know nothing about this world.

It is also easy to see that this situation may create some negative opinions about those who, in the opposite, work in a serious and  concrete way.

If fashion does not get any benefits from this situation, does it truly receive a concrete damage from them? Not at all. The fashion world ignores them and moves on. In the end,  they may be seen a lot, but they are not really part of the game.

10 thoughts on “La Sozzani, Instagram e alcune riflessioni sulla moda

  1. Inutile dirti che quoto alla grande ciò che hai scritto e mi soffermo su un pezzo che condivido particolarmente.

    “Ma alla fine, la moda se non trae beneficio, riceve davvero un danno da costoro? No. Li ignora e va avanti. Alla fine la verità è che appaiono, ma non fanno davvero parte del gioco.”

    Esatto, si va avanti e basta. Nel web c’è spazio per tutti e tutti hanno diritto di esprimersi. Poi sta a chi ha le chiavi in mano a capire chi ha potenzialità o meno. Vorrei scrivere anche io qualcosa su questo argomento perchè mi sta a cuore. Adoro Instagram e credo che sia un social che può rendere molto se usato bene.

    Francesca
    http://www.theglossymag.com

    1. Immaginavo che anche tu la pensassi così… io trovo che certi soggetti davvero siano negativi per la categoria! Ma in ogni caso sono mali passeggeri, che terminano con il millesimo clic, spesso comprato, alla foto in canotta bianca e minigonna leopardata davanti allo specchio!

      Cristina –

      The Style Avenger

  2. Io adoro Instagram, come blogger penso sia un ottimo modo per tenersi in contatto con i follower mostrando in maniera veloce un dettglio del nostro outfit, o un prodotto che ci è appena arrivato, o semplicemente qualcosa che ci colpisce…

    Non posso però non essere d’accordo con la riflessione della Sozzani (e con la tua, ovviamente) sulla degenerazione… Come in tutte le cose c’è sempre chi, vuoi per superficialità vuoi per ignoranza, quando non entrambe, rischia di rovinare una cosa bella…

    Però, come dici anche tu, queste persone “non fanno davvero parte del gioco”… E meno male!!

    Xoxo
    Frenzi

  3. «Per postarsi bisogna essere “appariscenti” o anche solo bizzarri. Se sguaiati, meglio.»
    Lapidaria e ineccepibile, la conclusione della Sozzani.
    E’ come dici tu: «Non solo non è ricerca: non è nemmeno MODA». No, è un fenomeno molto più strisciante (forse più evidente nel caso degli outfit, ma riscontrabile anche in molti altri campi…) – e pericoloso. Forse è un po’ grave, quest’ultimo aggettivo; ma non mi viene in mente altro.
    E tutto ciò ci riporta ai discorsi di questa mattina. 🙂

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