Il libro
Venerdì sono stata alla presentazionde del libro “Curvy”, di Daniela Fedi e Lucia Serlenga, presso la boutique di Elena Mirò di Firenze.
Si tratta di un saggio molto interessante sul mondo della moda e della sua considerazione delle donne con taglie “più”. Il tema viene trattato in modo brillante ma incisivo, e tratta i mille dilemmi della donna non filiforme, dai reggiseni ai bustier, passando per le storie delle celebrities e il rapporto fra palestre, diete e bilancia.
La presentazione ha rappresentato un momento divertente, ma anche ricco di spunti di riflessione e dibattito.
Leggetelo per documentarvi sull’argomento con ironia, o per affrontare preparate la prova costume!

foto-press

In questa settimana si è fatto un gran parlare del caso della blogger che avrebbe rifiutato di partecipare ad un aperitivo organizzato da Stefanel, dal momento che l’azienda non avrebbe garantito il corrispettivo richiesto per l’ingaggio. La notizia è stata data da La Repubblica. La protagonista della vicenda avrebbe oltretutto affermato di non voler essere più definita “fashion blogger”.

Credo che tutti noi abbiamo avuto modo di individuare, o quantomeno di sospettare fortemente il riconoscimento di questo personaggio!

Negli ultimi giorni ho avuto modo di leggere di tutto e di più sull’argomento. In effetti è facile scrivere su notizie come questa, perché entrano in gioco mille elementi: simpatia o antipatia verso la persona di cui si parla, il confronto con la propria situazione e il proprio modo di scrivere o lavorare, e purtroppo, come spesso capita, malignità e invidia spesso non sono assenti da questo elenco.

Credo che il mio punto di vista si sintetizzi molto brevemente: questa persona in effetti ha ragione: non è affatto una fashion blogger. È una socialite. E come tale, presenzia, ma non presenzia senza una ragione. Trattandosi di un personaggio, riesce a catalizzare su di sé l’attenzione di un certo tipo di pubblico, attenzione che ovviamente le aziende desiderano.

E non è una fashion blogger per un secondo motivo: il blogger di per sé fa informazione, fa ricerca, crea contenuti originali, analizza notizie, recensisce. Lo spazio web gestito dal personaggio in questione, invece, non fa nessuna di queste cose. I maligni le definiscono “marchette”, piuttosto volgarmente. Io direi che ormai altro non è se non uno spazio pubblicitario, e molto ben posizionato e comunicato attraverso i social.

Ciò premesso, è del tutto naturale che in questo caso si richieda un compenso per presenziare a un evento. Non stiamo parlando di una giornalista, né di una blogger, né di una cool hunter, né di una professionista né di una consulente: è una celeb come un’altra, che richiede un fee per esser “avvistata” in un determinato luogo e per pubblicare notizie su un prodotto, come un qualsiasi altro testimonial. In questo non ci vedo nulla di strano, perché è così che funziona. In definitiva, tutti i discorsi volti a polemizzare e dissertare sui blogger, nell’ambito di questa vicenda sono a mio avviso fuori luogo. Diamole ragione: non è una fashion blogger!

Bracciali di Giulia Lancietti
Di tanto in tanto dedico un po’ di spazio alle creazioni artigianali, e questa volta voglio parlare di BeeGiù Accessori, di Giulia Lancietti.
Giulia crea dei bijoux decisamente di carattere, scegliendo colori brillanti per dare luce a qualunque cosa indossiate, e i pezzi sono tutti realizzati interamente a mano.

Credo che il dato più interessante sia la filosofia di grande attenzione all’ambiente: prevede infatti il riutilizzo di materiali di riciclo, che con un pizzico di creatività, diventano splendide collane e bracciali.
In particolare mi hanno colpito i bracciali rigidi, realizzati attraverso l’uso della rafia comunemente usata per le borse. L’effetto è strepitoso: un accessorio in cui luce e colore si mescolano insieme.

Potete vedere le creazioni di Giulia sulla pagina Facebook.

Bardot

 

Arrivano i primi caldi, ed ecco che torna la voglia di uno stile vacanziero. Qual è il capo perfetto per indossare questo desiderio di libertà e semplicità senza rinunciare allo stile? La maglia alla marinara, ça va sans dire.
Ha un’allure squisitamente francese, e non è solo un luogo comune. Jean Seberg e Brigitte Bardot l’hanno indossata, per non parlare di Jean Paul Gaultier, che ne ha fatto un simbolo del proprio stile distintivo.

Come indossarla?
Suggerisco di sceglierne una con lo scollo a barchetta, e di abbinarla a pantaloni Capri (detti anche cropped pants) o a jeans dalla linea slim: con tutta questa orizzontalità, meglio compensare snellendo le gambe! Completare il look con un paio di ballerine.
Se per voi è un insieme troppo semplice, aggiungete una spilla vistosa alla vostra maglia, ed ecco che il classico vira decisamente verso il cool.

Dove la compro? Ma da Jean Paul Gaultier! Tuttavia, se non amate le griffe, ricordate chestiamo parlando di un vero e proprio capo militare: fu infatti introdotta nella Marina francese nel 1858. La maglietta alla marinara ha tante storie da raccontare! Ciò premesso, avrete già capito che la mossa vincente sarà spulciare nei negozi vintage e di abbigliamento militare.

 

Collage acque

Io di solito le acque termali le compro… alle Terme! Però sta scoppiando la mania per queste acque di bellezza, quelle che si vaporizzano in modo così pratico e si possono portare anche in borsetta, e in effetti è un prodotto fantastico e versatile, e sta diventando davvero di tendenza. Per cui ho deciso di recensirne due. Leggendo alcuni consigli sul sito di Elle, mi sono decisa per l’Eau Thermale Avéne, e poi successivamente per l’Eau de Raisin di Caudalìe perché in effetti un po’ di curiosità per quest’ultimo prodotto ce l’avevo, ma anche perché entrambe sono facilmente reperibili da tutte voi nel caso decidiate di provarla (basta andare in farmacia).

Ma come si usano le acque termali, e perché dovrei averne una?
Innanzitutto sono un prodotto equilibrante dell’idratazione dell’epidermide, per cui possono essere spruzzati in qualsiasi momento: eccesso di climatizzazione o dopo una serata impegnativa, o più volte quando vogliamo rimetterci in forma, per esempio. Non solo sul viso ma su tutto il corpo.
Possono essere vaporizzate (un po’ a distanza) prima del make up.
Possono essere utilizzate come tonico: nelle SPA delle stazioni termali usano proprio queste acque per tamponare i vostri preziosi visi dopo la maschera ai fanghi!
Negli istituti di bellezza hanno da tempo scoperto il valore aggiunto dell’acqua termale da applicare sotto gli occhi delle clienti quando vi lasciano in 10 minuti di relax sul lettino riscaldato dopo la pulizia del viso.
Ma diventano decisamente insostituibili d’estate: non si dovrebbe mai uscire senza. Rinfrescante e leggera, nulla meglio di un’acqua termale vi aiuterà a ritrovare energia.

Ecco le mie osservazioni su questi due prodotti.
Profumazione Avéne zero, Caudalie quasi del tutto assente se non in forma di lievissimo quasi impercettibile sentore tipico delle acque termali.
Si asciuga velocemente? Avéne sì, molto rapida; Caudalie ci mette qualche secondo in più, ma la cosa non dà noia, perché davvero si sente che ammorbidisce e idrata, per cui si “aspetta” volentieri! L’acqua di Avéne alcuni la usano anche come fissatore per il trucco. Non ho provato.
Effetto sulla pelle Avéne sul viso non è che ammorbidisca tanto. Provata in una giornata calda coi primi soli  sulle braccia lì per lì è piacevole e rinfrescante. Ma non ha un grande effetto lenitivo né addolcente. Usata come tonico non è male, ma me l’aspettavo più delicata. Caudalie: effetto stra-or-di-na-rio! La pelle al tatto è rinfrescata, morbidissima, dà persino sollievo se è stata trascurata o maltrattata da trattamenti aggressivi.
Prima del make up  applicando quella della Avéne prima del trucco non ho notato alcun effetto. Dispiace dirlo ma è così. Caudalie: ottima, ammorbidente, calmante, davvero idratante!

Queste acque sono prodotti multiuso adatte a mille occasioni: scegliete la vostra!

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